Abbiamo
già visto nelle sale precedenti come alcune invenzioni fondamentali abbiano
potuto rivoluzionare l'architettura e la tipologia dei calcolatori: ruote
dentate, relé, valvole, transistor, circuiti integrati; ma sono senz'altro i
microprocessori i componenti che più hanno rivoluzionato lo status tecnologico,
non solo nel mondo dell'informatica e dell'elaborazione dei dati. Basti pensare
che qualsiasi apparecchio "intelligente", da un televisore a un
climatizzatore, da un'automobile a un semaforo, è normalmente pilotato da uno o
più di questi componenti.
Nella quarta generazione di calcolatori abbiamo visto come il microprocessore abbia permesso, grazie alle sue doti di velocità e di minimo ingombro, di raggiungere velocità di calcolo e capacità d'elaborazione senza precedenti rispetto al passato. Ma quello che probabilmente neanche gli inventori del microprocessore avevano calcolato era che l'introduzione di questo componente avrebbe aperto la strada ad un nuovo mondo, quello dell'elaborazione personale dei dati.
Bisogna
infatti ricordare che, fino agli inizi degli anni '70, l'ambito di diffusione
dei computer era quello aziendale: mainframe o supercomputer per le medie-grandi
aziende, minicomputer per quelle piccole. Mai nessuno aveva fino ad allora
azzardato a costruire un calcolatore che potesse essere utilizzato da un'unica
persona. Primo per motivi di costo e di dimensioni; infatti anche riducendo la
capacità di memoria e la velocità d'elaborazione alcuni componenti rimanevano
inalterati, come le unità di input/output, l'alimentatore, i controller.
Secondo perché si riteneva fosse sprecata la potenza di un calcolatore
elettronico messa a disposizione di una persona; il singolo individuo avrebbe
potuto al massimo chiedere l'esecuzione di qualche operazione aritmetica
ripetitiva, al limite qualche calcolo trigonometrico. Ma a questo scopo erano
già abbondantemente diffuse all'epoca le calcolatrici elettromeccaniche, certo
non velocissime ma affidabili e a costi sicuramente molto più abbordabili.
Senza contare che una nuova generazione di economiche e potentissime
calcolatrici elettroniche si stava affacciando sul mercato proprio in quegli
anni.
Terzo e non ultimo motivo di timore per i grandi fabbricanti di calcolatori era
quello di presentare delle macchine senza essere in grado di fornire del
software adeguato e senza poterne garantire opportuna assistenza: infatti il
comune mortale non sarebbe stato interessato da complessi programmi contabili o
di statistica e, in ogni caso, non avrebbe potuto permettersi la spesa di un
costoso software personalizzato.
Ecco quindi il motivo per cui IBM, DEC, Sperry e le altre aziende protagoniste del mercato informatico tardarono ad introdursi in questo nuovo settore: un insuccesso avrebbe infangato il loro buon nome e, in definitiva, potevano tranquillamente continuare a vivere con la loro produzione di calcolatori per il mercato aziendale, fiorente in quegli anni. Ed ecco spiegato il motivo per cui le prime vere applicazioni dei microprocessori non si ebbero nei calcolatori ma come integrazione di intelligenza in oggetti inanimati quali i sistemi di controllo del traffico e gli elettrodomestici.