Se guardiamo la storia recente dell'informatica - per intenderci dall'avvento dei personal computer fino ai nostri giorni - è difficile trovare riferimenti a personaggi o aziende italiane di spicco nel settore. In effetti, come vedremo in questa sala, dopo alcune interessanti esperienze negli anni '50 e '60, l'intero settore informatico ha iniziato a dipendere completamente dall'estero, causando non poche difficoltà al nostro sistema nazione.
Percorrendo a ritroso il cammino storico dell'umanità troviamo invece illustri personaggi d'italica stirpe che hanno brillato per le loro geniali intuizioni, e grazie ai quali noi, loro umili discendenti, possiamo vantarci di aver contribuito al progresso tecnologico del pianeta Terra.
| 1170 - 1250 |
Leonardo Fibonacci
viene considerato il più grande matematico del
medioevo. Conosciuto come Leonardo Pisano, ma
anche come "Bigollo" (giramondo in toscano),
scrive nel 1202 l'universalmente nota opera "Liber
Abaci"
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| 1281 - 1374 |
Paolo
Dagomari, nella sua opera in volgare
“Trattato d'Abbaco, d'Astronomia, e di segreti
naturali e medicinali”
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| 1445 - 1517 |
Luca Pacioli
pubblica nel 1494 a Venezia l'opera "Summa di
arithmetica, geometrica, proportione et
proportionalità"
Considerato il matematico più importante del rinascimento, Pacioli era nativo di Borgo del Santo Sepolcro (l'attuale Sansepolcro) in Toscana; dopo aver studiato le basi della matematica, consolidò le sue conoscenze a Venezia e poi a Roma, presso la cancelleria pontificia con Leon Battista Alberti, dove scoprì la sua vocazione ed entrò come frate minore nell'ordine dei francescani. Insegnò matematica in varie università italiane: Zara, Perugia, Napoli, Roma, Pisa, Urbino; in seguito insegnò nelle corti di vari nobili a Venezia, Milano, Mantova. Nel suo girovagare divenne intimo amico di Leonardo da Vinci, col quale condivise varie fughe a seguito dell'invasione francese del 1498. Il "Summa di arithmetica, geometrica, proportione et proportionalità" costituisce una vera e propria enciclopedia del sapere abacistico, poiché l’autore presenta aritmetica, algebra, geometria e trigonometria attraverso le scoperte dei suoi predecessori, come Euclide, Boezio, Giordano Nemorario, Biagio da Parma, Sacrobosco, Fibonacci, Prosdocimo de’ Beldomandi e molti altri, anche rimasti anonimi. Questa sistematicità con cui Pacioli si avvale delle opere altrui, riducendo l'originalità del suo contenuto, non svilisce l'importanza di aver organizzato le conoscenze in un tutto organico, e nell’aver messo a disposizione degli studiosi un testo nel quale potessero trovare facilmente quanto prima era sparso e difficile da rinvenire. La storiografia matematica riconosce a Pacioli di aver trasmesso ai grandi algebristi del XVI secolo, come Scipione del Ferro, Gerolamo Cardano, Nicolò Tartaglia e Ludovico Ferrari, una sintesi della matematica del secolo precedente. Il "Summa" è ricordato anche per diversi altri fattori: contiene il "Tractatus de computis et scripturis", in cui compare per la prima volta la partita doppia, il cosiddetto metodo veneziano per la tenuta dei libri contabili delle imprese commerciali, che pone le basi della moderna ragioneria; ribadisce inoltre l'uso della cosiddetta "Indigitatio", cioè l'uso delle mani per la rappresentazione di numeri anche complessi. |
| 1452 - 1519 |
Leonardo
da Vinci, universalmente noto per i
suoi studi e le sue geniali invenzioni, non era
mai stato associato da nessun biografo alla
storia degli strumenti di calcolo. Ma nel 1967,
nella Biblioteca Nazionale di Spagna, a Madrid,
alcuni ricercatori americani ritrovarono
casualmente due quaderni d’appunti di Leonardo
che si credevano ormai perduti da oltre due
secoli. Questi quaderni presero il nome di
“codice Madrid”; all'interno esisteva un disegno
di meccanismi il cui scopo finale era
difficilmente interpretabile, malgrado Leonardo
amasse documentare con meticolosità i suoi
lavori. Roberto Guatelli, mettendo
insieme i disegni del codice Madrid e di
analoghi disegni del codice Atlantico, riuscì
nel 1968 a costruire per conto di IBM una
replica del macchinario misterioso, che l’autore
dichiarò essere una meccanica calcolatrice a
ruote dentate. Il disegno del codice Madrid
mostra chiaramente un treno di 13 ruote dentate,
disposte in modo tale che una completa rotazione
di una di esse comporta l'avanzamento di una
posizione della ruota adiacente, principio alla
base delle prime macchine calcolatrici apparse
solo due secoli più tardi, nel 1600. Guatelli
affermò di essersi attenuto fedelmente ai
disegni nel realizzare la replica, compiendo
solo leggere modifiche per permettere di
osservare meglio come le ruote dentate
operassero indipendentemente, pur mantenendo
sempre il rapporto 1 a 10. La replica della
macchina calcolatrice di Leonardo suscitò subito
grosse perplessità nel mondo accademico, e molti
contestarono la destinazione d’uso del
macchinario: secondo la maggioranza degli
studiosi, Leonardo aveva tracciato un semplice
studio di ruote dentate, virtualmente capace di
trasmettere delle proporzioni. Guatelli aveva
quindi aggiunto infedelmente molti particolari
alla sua replica per farla diventare una
macchina calcolatrice, anche perché, seguendo i
disegni di Leonardo, era impossibile costruire
una macchina funzionante, a causa dell’enorme
attrito nel trascinamento delle ruote dentate:
un giro della prima ruota avrebbe causato 10
elevato alla tredicesima giri dell’ultima ruota!
A seguito delle controversie, la replica di
Guatelli perse qualsiasi valore scientifico, e
se ne è persa ogni traccia. |
| 1499 - 1557 |
Niccolò
Tartaglia (soprannome di Niccolò Fontana)
pubblica nel 1546 la sua opera "Quesiti et
Inventioni diverse"
Nato a Brescia da famiglia poverissima, sopravvisse miracolosamente alle ferite alla bocca subite durante la presa della città da parte dei francesi nel 1512, rimanendo però offeso nell'articolazione delle parole, da cui il soprannome Tartaglia. Autodidatta in tutti i suoi studi, guadagnò una discreta fama di matematico grazie anche alla scoperta del metodo per la risoluzione delle equazioni cubiche. Purtroppo, prima di pubblicare il suo lavoro, confidò il metodo all'amico Girolamo Cardano, che approfondì gli studi e ne pubblicò per primo le conclusioni nel suo "Ars Magna" del 1545. Ne nacque una disputa accesa tra i due matematici, che non portò ad una conclusione definitiva tant'è vero che ancora oggi il metodo di risoluzione viene denominato "formula di Cardano-Tartaglia". Di Tartaglia ricordiamo anche l'opera "Nova Scientia" del 1537, nella quale, tra le altre cose, affronta in maniera ancora rudimentale il problema del calcolo delle traiettorie di tiro dei cannoni, una delle principali esigenze dell'epoca, dopo la scoperta della polvere da sparo. A Tartaglia dobbiamo tra l'altro la prima traduzione italiana degli Elementi di Euclide. |
| 1501 - 1576 |
Girolamo
Cardano, matematico, astrologo e medico di
Pavia, scrive nel 1545 il grande trattato "Ars
Magna"
Laureatosi in medicina a soli 23 anni, Cardano ricevette buona parte della sua istruzione algebrica dal padre, un notaio versato nella matematica. Pur svolgendo la professione di medico, Cardano iniziò ad insegnare matematica in varie università italiane, conducendo una vita avventurosa e travagliata in un continuo girovagare da una città all'altra. Negli ultimi anni della sua vita, trascorsi a Roma, subì addirittura un processo per eresia; non meglio se la passarono i suoi figli: uno fu condotto a morte per aver ucciso la moglie, un altro dedito al gioco d'azzardo arrivò a derubare il padre e la figlia, prostituta, morì di sifilide. Nell'Ars Magna Cardano parla dei numeri negativi e della risoluzione di equazioni matematiche, facendo spesso riferimento a molti dei matematici che lo avevano preceduto (come Fibonacci e Al-Khwaritzmi) ma anche coevi: in effetti Cardano fu amico di Leonardo da Vinci, di Niccolò Tartaglia (1499-1557), del quale sfruttò buona parte delle intuizioni per la soluzione delle equazioni di terzo grado, e di Ludovico Ferrari (1522-1565), suo discepolo che in seguito scoprirà il metodo di soluzione delle equazioni di quarto grado. L'"Ars Magna" rappresenta il punto più alto della matematica e del calcolo digitale del Cinquecento. A testimonianza della sua poliedrica figura, a Cardano si deve l'invenzione della trasmissione e sospensione meccanica detta appunto cardanica. Non solo, a causa dei suoi ricorrenti problemi di denaro si dedicò ai giochi d'azzardo e al gioco degli scacchi: nel 1560 scrisse un libro sulle probabilità nel gioco, il "Liber de ludo aleae", pubblicato però solo nel 1663; esso contiene la prima trattazione sistematica della probabilità, insieme ad una sezione dedicata a metodi per barare efficacemente. |
| 1564 - 1642 |
Galileo
Galilei produce a Padova nel 1597 il
suo primo "Compasso geometrico et militare"
Figlio di un nobiluomo fiorentino dilettante in musica e matematica, Galileo entrò nel 1581 all'università di Pisa, dove condusse studi appassionati in tutti i campi scientifici. Già nel 1589 insegnava matematica a Pisa, ma è col suo trasferimento all'università di Padova che prendono vita le sue favolose invenzioni, come il telescopio e il microscopio, ed il già citato compasso geometrico e militare. Il compasso di Galileo, attraverso l'inserimento di apposite aste graduate permetteva il suo utilizzo in topografia, agrimensura, balistica, grazie alle diverse scale dedicate a tali ambiti. Sebbene il grado di precisione fosse limitato, il compasso ebbe molto successo tra gli ingegneri militari e altri tecnici, proprio per la grande necessità esistente in quei tempi di un ausilio per fare calcoli: se ne appropriarono anche geometri, architetti, navigatori, cartografi, ecc. Lo strumento, realizzato in legno o in metalli pregiati, era talmente richiesto che Galileo aprì una piccola officina a Padova nella quale un artigiano specializzato produsse oltre 300 compassi militari. Le funzioni per eseguire i calcoli furono accuratamente descritte dallo stesso Galileo in un manuale applicativo dato alle stampe in versione definitiva nel 1606 in sole 60 copie. L'uso del compasso di Galileo durò sino alla prima metà dell’800, quando fu rimpiazzato dal più performante e preciso regolo calcolatore. |