Il contributo degli italiani al progresso informatico:
non solo santi, poeti e navigatori...

 

Se guardiamo la storia recente dell'informatica - per intenderci dall'avvento dei personal computer fino ai nostri giorni - è difficile trovare riferimenti a personaggi o aziende italiane di spicco nel settore. In effetti, come vedremo in questa sala, dopo alcune interessanti esperienze negli anni '50 e '60, l'intero settore informatico ha iniziato a dipendere completamente dall'estero, causando non poche difficoltà al nostro sistema nazione.

Percorrendo a ritroso il cammino storico dell'umanità troviamo invece illustri personaggi d'italica stirpe che hanno brillato per le loro geniali intuizioni, e grazie ai quali noi, loro umili discendenti, possiamo vantarci di aver contribuito al progresso tecnologico del pianeta Terra.

1170
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1250
Leonardo Fibonacci Leonardo Fibonacci viene considerato il più grande matematico del medioevo. Conosciuto come Leonardo Pisano, ma anche come "Bigollo" (giramondo in toscano), scrive nel 1202 l'universalmente nota opera "Liber Abaci" foto . È il primo vero trattato di aritmetica che introduce in Occidente la numerazione araba e quindi anche "quod arabice zephirum appellantur" che indica un numero vuoto come un soffio di vento: zefiro, zefr, o zero. L'opera di Fibonacci segna il tramonto dei numeri romani e l'adozione in Occidente della numerazione «araba» e dell'algebra che il matematico aveva appreso durante i suoi viaggi nel Mediterraneo prima al seguito del padre e poi come mercante in proprio. Questa più pratica numerazione era in parte già nota in alcune regioni d'Europa, tra cui la Sicilia, invase dagli arabi. Il testo di Fibonacci contiene anche uno studio sulle frazioni, una serie di applicazioni aritmetiche a problemi pratici, soprattutto commerciali, e una trattazione dei radicali e delle frazioni. Da questo momento, la nuova matematica si diffonde in Europa. In Italia, specie nei maggiori centri commerciali, sorgono le scuole d'abaco in cui si insegna l'aritmetica applicata ai commerci. In molti casi, come a Verona, Siena e Lucca, i maestri sono stipendiati dal comune o dalla corporazione: a Firenze, dove l'insegnamento è privato, nel 1338 oltre mille studenti frequentavano sei diverse scuole d'abaco. 
1281
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1374
stemma famiglia dagomari Paolo Dagomari, nella sua opera in volgare “Trattato d'Abbaco, d'Astronomia, e di segreti naturali e medicinali” foto (1339), riprende molti dei concetti già trattati da Fibonacci, arricchendoli però con alcuni interessanti quesiti matematici e con le cosiddette “Regoluzze di maestro Paolo Astrologo”, procedimenti pratici per rispondere facilmente a semplici questioni di pratica mercantile. Il libro lo rese universalmente celebre, tanto che divenne più famoso come Paolo dell’Abbaco che non col suo vero cognome Dagomari. Ma molti lo conoscevano anche come Paolo Astrologico, Pagolo Astrologo, Paoli il Geometra, Paolo Geometra, o Paolo Arismetra. Per rispondere alla crescente richiesta, nell'area fiorentina, di persone pratiche nell'uso della matematica, Paolo allestì una bottega d’abaco (=scuola di matematica) proprio nel centro di Firenze, vicino alla chiesa di S.Trinita; oltre diecimila studenti si formarono in quella bottega. Tra le altre cose, Paolo fu precettore di Jacopo di Dante Alighieri, figlio del celebre poeta, che usava chiamarlo il "mio caro maestro". Paolo Dagomari ha il merito di averci lasciato in eredità, nelle sue “Regoluzze”, quell'accorgimento tecnico dell'apposizione del punto ogni tre cifre intere per consentire una più agevole lettura dei numeri nell'ordine delle migliaia e dei milioni.
1445
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1517
Luca Pacioli Luca Pacioli pubblica nel 1494 a Venezia l'opera "Summa di arithmetica, geometrica, proportione et proportionalità" foto , in lingua volgare. L’opera è un trattato generale di aritmetica e di algebra, elementi di aritmetica utilizzata dai mercanti con particolare riferimento alle monete, pesi e misure utilizzate nei diversi stati italiani.
Considerato il matematico più importante del rinascimento, Pacioli era nativo di Borgo del Santo Sepolcro (l'attuale Sansepolcro) in Toscana; dopo aver studiato le basi della matematica, consolidò le sue conoscenze a Venezia e poi a Roma, presso la cancelleria pontificia con Leon Battista Alberti, dove scoprì la sua vocazione ed entrò come frate minore nell'ordine dei francescani. Insegnò matematica in varie università italiane: Zara, Perugia, Napoli, Roma, Pisa, Urbino; in seguito insegnò nelle corti di vari nobili a Venezia, Milano, Mantova. Nel suo girovagare divenne intimo amico di Leonardo da Vinci, col quale condivise varie fughe a seguito dell'invasione francese del 1498.
Il "Summa di arithmetica, geometrica, proportione et proportionalità" costituisce una vera e propria enciclopedia del sapere abacistico, poiché l’autore presenta aritmetica, algebra, geometria e trigonometria attraverso le scoperte dei suoi predecessori, come Euclide, Boezio, Giordano Nemorario, Biagio da Parma, Sacrobosco, Fibonacci, Prosdocimo de’ Beldomandi e molti altri, anche rimasti anonimi. Questa sistematicità con cui Pacioli si avvale delle opere altrui, riducendo l'originalità del suo contenuto, non svilisce l'importanza di  aver organizzato le conoscenze in un tutto organico, e nell’aver messo a disposizione degli studiosi un testo nel quale potessero trovare facilmente quanto prima era sparso e difficile da rinvenire. La storiografia matematica riconosce a Pacioli di aver trasmesso ai grandi algebristi del XVI secolo, come Scipione del Ferro, Gerolamo Cardano, Nicolò Tartaglia e Ludovico Ferrari, una sintesi della matematica del secolo precedente.
Il "Summa" è ricordato anche per diversi altri fattori: contiene il "Tractatus de computis et scripturis", in cui compare per la prima volta la partita doppia, il cosiddetto metodo veneziano per la tenuta dei libri contabili delle imprese commerciali, che pone le basi della moderna ragioneria; ribadisce inoltre l'uso della cosiddetta "Indigitatio", cioè l'uso delle mani per la rappresentazione di numeri anche complessi.
1452
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1519
Leonardo da vinciLeonardo da Vinci, universalmente noto per i suoi studi e le sue geniali invenzioni, non era mai stato associato da nessun biografo alla storia degli strumenti di calcolo. Ma nel 1967, nella Biblioteca Nazionale di Spagna, a Madrid, alcuni ricercatori americani ritrovarono casualmente due quaderni d’appunti di Leonardo che si credevano ormai perduti da oltre due secoli. Questi quaderni presero il nome di “codice Madrid”; all'interno esisteva un disegno di meccanismi il cui scopo finale era difficilmente interpretabile, malgrado Leonardo amasse documentare con meticolosità i suoi lavori. Roberto Guatelli, mettendo insieme i disegni del codice Madrid e di analoghi disegni del codice Atlantico, riuscì nel 1968 a costruire per conto di IBM una replica del macchinario misterioso, che l’autore dichiarò essere una meccanica calcolatrice a ruote dentate. Il disegno del codice Madrid mostra chiaramente un treno di 13 ruote dentate, disposte in modo tale che una completa rotazione di una di esse comporta l'avanzamento di una posizione della ruota adiacente, principio alla base delle prime macchine calcolatrici apparse solo due secoli più tardi, nel 1600. Guatelli affermò di essersi attenuto fedelmente ai disegni nel realizzare la replica, compiendo solo leggere modifiche per permettere di osservare meglio come le ruote dentate operassero indipendentemente, pur mantenendo sempre il rapporto 1 a 10. La replica della macchina calcolatrice di Leonardo suscitò subito grosse perplessità nel mondo accademico, e molti contestarono la destinazione d’uso del macchinario: secondo la maggioranza degli studiosi, Leonardo aveva tracciato un semplice studio di ruote dentate, virtualmente capace di trasmettere delle proporzioni. Guatelli aveva quindi aggiunto infedelmente molti particolari alla sua replica per farla diventare una macchina calcolatrice, anche perché, seguendo i disegni di Leonardo, era impossibile costruire una macchina funzionante, a causa dell’enorme attrito nel trascinamento delle ruote dentate: un giro della prima ruota avrebbe causato 10 elevato alla tredicesima giri dell’ultima ruota! A seguito delle controversie, la replica di Guatelli perse qualsiasi valore scientifico, e se ne è persa ogni traccia.
1499
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1557 
Niccolò TartagliaNiccolò Tartaglia (soprannome di Niccolò Fontana) pubblica nel 1546 la sua opera "Quesiti et Inventioni diverse" foto , nella quale dimostra il metodo di soluzione delle equazioni di terzo grado e tratta di balistica e fortificazioni.
Nato a Brescia da famiglia poverissima, sopravvisse miracolosamente alle ferite alla bocca subite durante la presa della città da parte dei francesi nel 1512, rimanendo però offeso nell'articolazione delle parole, da cui il soprannome Tartaglia. Autodidatta in tutti i suoi studi, guadagnò una discreta fama di matematico grazie anche alla  scoperta del metodo per la risoluzione delle equazioni cubiche. Purtroppo, prima di pubblicare il suo lavoro, confidò il metodo all'amico Girolamo Cardano, che approfondì gli studi e ne pubblicò per primo le conclusioni nel suo "Ars Magna" del 1545.
Ne nacque una disputa accesa tra i due matematici, che non portò ad una conclusione definitiva tant'è vero che ancora oggi il metodo di risoluzione viene denominato "formula di Cardano-Tartaglia".
Di Tartaglia ricordiamo anche l'opera "Nova Scientia" del 1537, nella quale, tra le altre cose, affronta in maniera ancora rudimentale il problema del calcolo delle traiettorie di tiro dei cannoni, una delle principali esigenze dell'epoca, dopo la scoperta della polvere da sparo.
A Tartaglia dobbiamo tra l'altro la prima traduzione italiana degli Elementi di Euclide.
1501
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1576
Girolamo CardanoGirolamo Cardano, matematico, astrologo e medico di Pavia, scrive nel 1545 il grande trattato "Ars Magna" foto , prima opera di algebra in latino ad essere stampata meccanicamente.
Laureatosi in medicina a soli 23 anni, Cardano ricevette buona parte della sua istruzione algebrica dal padre, un notaio versato nella matematica. Pur svolgendo la professione di medico, Cardano iniziò ad insegnare matematica in varie università italiane, conducendo una vita avventurosa e travagliata in un continuo girovagare da una città all'altra. Negli ultimi anni della sua vita, trascorsi a Roma, subì addirittura un processo per eresia; non meglio se la passarono i suoi figli: uno fu condotto a morte per aver ucciso la moglie, un altro dedito al gioco d'azzardo arrivò a derubare il padre e la figlia, prostituta, morì di sifilide.
Nell'Ars Magna Cardano parla dei numeri negativi e della risoluzione di equazioni matematiche, facendo spesso riferimento a molti dei matematici che lo avevano preceduto (come Fibonacci e Al-Khwaritzmi) ma anche coevi: in effetti Cardano fu amico di Leonardo da Vinci, di Niccolò Tartaglia (1499-1557), del quale sfruttò buona parte delle intuizioni per la soluzione delle equazioni di terzo grado, e di Ludovico Ferrari (1522-1565), suo discepolo che in seguito scoprirà il metodo di soluzione delle equazioni di quarto grado.
L'"Ars Magna" rappresenta il punto più alto della matematica e del calcolo digitale del Cinquecento.
A testimonianza della sua poliedrica figura, a Cardano si deve l'invenzione della trasmissione e sospensione meccanica detta appunto cardanica. Non solo, a causa dei suoi ricorrenti problemi di denaro si dedicò ai giochi d'azzardo e al gioco degli scacchi: nel 1560 scrisse un libro sulle probabilità nel gioco, il "Liber de ludo aleae", pubblicato però solo nel 1663; esso contiene la prima trattazione sistematica della probabilità, insieme ad una sezione dedicata a metodi per barare efficacemente.
1564
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1642 
Galileo GalileiGalileo Galilei produce a Padova nel 1597 il suo primo "Compasso geometrico et militare" foto , nato con l'intento di semplificare il calcolo delle traiettorie di sparo dei cannoni.
Figlio di un nobiluomo fiorentino dilettante in musica e matematica, Galileo entrò nel 1581 all'università di Pisa, dove condusse studi appassionati in tutti i campi scientifici. Già nel 1589 insegnava matematica a Pisa, ma è col suo trasferimento all'università di Padova che prendono vita le sue favolose invenzioni, come il telescopio e il microscopio, ed il già citato compasso geometrico e militare. Il compasso di Galileo, attraverso l'inserimento di apposite aste graduate permetteva il suo utilizzo in topografia, agrimensura, balistica, grazie alle diverse scale dedicate a tali ambiti. Sebbene il grado di precisione fosse limitato, il compasso ebbe molto successo tra gli ingegneri militari e altri tecnici, proprio per la grande necessità esistente in quei tempi di un ausilio per fare calcoli: se ne appropriarono anche geometri, architetti, navigatori, cartografi, ecc.
Lo strumento, realizzato in legno o in metalli pregiati, era talmente richiesto che Galileo aprì una piccola officina a Padova nella quale un artigiano specializzato produsse oltre 300 compassi militari. Le funzioni per eseguire i calcoli furono accuratamente descritte dallo stesso Galileo in un manuale applicativo dato alle stampe in versione definitiva nel 1606 in sole 60 copie. L'uso del compasso di Galileo durò sino alla prima metà dell’800, quando fu rimpiazzato dal più performante e preciso regolo calcolatore.